4/1/2010
- Contrappunti/ L'era di Internet
di M. Mantellini - Più del decreto Pisanu, ormai una
tradizione, sul destino della Internet italiana pesa la cultura politica e
sociale del paese. Cambiare quella significherà anche democraticizzare la
regolamentazione del Web
Roma - Come era ampiamente atteso il Governo, nel decreto mille proroghe,
approvato con grande italianità il 31 dicembre, ha dato l'avvio alle procedure
di estensione a tutto il 2010 della normativa Pisanu che limita l'accesso WiFi
per ragioni di antiterrorismo. Molti sostengono che l'obbligo di identificazione
legato al decreto (una iper-regolamentazione nostrana che non ha riscontri negli
altri paesi) non sia direttamente responsabile di grandi danni in termini
quantitativi di accesso alla Rete. Quello che è certo è che le aspettative
libertarie legate alla condivisione senza fili sono negli anni rapidamente
rientrate un po' in tutto il mondo.
Quando qualche tempo fa ci si rese conto che esisteva una tecnologica molto
efficace e poco costosa per collegare senza fili computer a Internet e che tale
tecnologia, ampiamente sottovalutata dalle aziende tecnologiche, era emersa, per
una volta, direttamente fra i suoi stessi utilizzatori. In molti immaginarono la
rapida crescita di una nuova grande rete condivisa wireless nella quale i
singoli utenti condividevano il proprio accesso fisico a Internet, rendendone
disponibile una parte, gratuitamente, a chiunque lo desiderasse fra quelli che
passavano nei pressi.
I primi progetti del genere a San Francisco e New York guadagnarono rapidamente
l'attenzione dei media ed erano figli, come molti altri di segno diverso, della
lungimiranza di un regolatore (la FCC americana) che decise fin da subito di
lasciare libere frequenze e protocolli, immaginando che il mercato e
l'iniziativa privata ne avrebbero tratto giovamento.
A distanza di qualche anno va detto che i risultati in termini di condivisione
dell'accesso non sono stati entusiasmanti. Se si guarda il panorama attuale, non
solo le piattaforme pensate dai cittadini per i cittadini hanno dichiarato
sostanziale fallimento, ma anche i progetti ibridi come FON o le grandi
aspirazioni centraliste e democratiche delle reti civiche (dove
l'amministrazione si fa carico di fornire accesso gratuito WiFi nelle strade
delle città) hanno deluso in buona parte le attese e ridimensionato un po' in
tutto il mondo, quando non cancellato del tutto, i propri progetti di copertura.
Se in realtà provinciali e chiuse come quella italiana la politica ha
rapidamente svolto la sua funzione di grande livellatore di ogni aspirazione
innovativa, accogliendo supinamente le preoccupazione delle aziende della
telefonia che vedevano nel WiFi libero un teorico concorrente alle proprie
attività commerciale (ciò è avvenuto in tempi diversi prima con la legge
Gasparri e successivamente con il Decreto Pisanu), altrove una minor
compromissione dello scenario normativo ha comunque generato effetti concreti
non troppo differenti.
In alcuni paesi come la Francia le principali telco hanno sviluppato reti WiFi
proprietarie discretamente diffuse sul territorio nazionale: per il resto, anche
in Europa, l'accesso wireless è rimasto confinato a pratica locale e casuale, le
reti aperte dei cittadini sovente demonizzate come pericolose, quando non
ritenute dichiaratamente illegali.
Nonostante questo la gestione lobbistica di questa tecnologia da parte del
governo di questo paese era e resta una pratica becera e di breve respiro, non
distante dalle tante altre scelte in materia tecnologica prodotte sia sotto
governi di centrodestra che di centrosinistra.
L'unico aspetto minimamente positivo è che, rispetto a qualche tempo fa, sembra
in qualche misura cresciuta la voglia italiana di discutere di simili tematiche,
portandole all'ordine del giorno della discussione politica. Ne sono state
prova, nell'anno appena terminato, la mobilitazione e le raccolte di firme
contro il Decreto Pisanu ed i sempre più frequenti accenni, sulla stampa
generalista, a tematiche fino a poco tempo fa confinate in discussioni di Rete o
riviste per appassionati.
Come è avvenuto anche per altri temi legati a Internet è possibile che la
grandissima crescita del numero di Italiani che oggi utilizza Facebook (oltre 10
milioni di persone, l'80
per cento nella fascia di età fra 19 e 24 anni) abbia avuto un ruolo nella
emersione di questi argomenti.
L'ennesimo rinnovo di fine anno del Decreto Pisanu, a dispetto delle flebili
motivazioni procedurali che vorrebbero in questi giorni giustificarlo (secondo
alcuni parlamentari non ci sarebbero stati i tempi tecnici per le necessarie
modifiche), resta comunque un segno di scarsa attenzione verso un ambiente,
quello della Rete e della sua libertà, che la politica continua a rifiutare come
estraneo e pericoloso.
Nello stesso tempo si tratta - per conto mio - anche di un tema da non
sventolare troppo come se fosse la bandiera o il discrimine fra le nostre
libertà di Rete. È assai più pericoloso, per i nostri interessi di utenti della
Rete, un tavolo segreto fra il ministro dell'Interno e una serie di soggetti
gestori dell'accesso e delle piattaforme (una sorta di tentativo di
regolamentazione oligarchica e non trasparente delle pratiche di Rete), che non
il rinnovo di un decreto stupido e controproducente che perfino il suo creatore
oggi, col senno di poi, descrive come inutile.
Massimo Mantellini
Manteblog
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[fonte: Punto Informatico]
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