16/7/2009
- Il futuro di Windows 7
E il futuro di Microsoft. E dei suoi partner. Come un
sistema operativo, e una congiuntura economica, possono cambiare e hanno
cambiato il destino della più grande software house del mondo
New New
Orleans (LA) - Se c'è una cosa per cui questo WPC verrà ricordato non sarà
probabilmente
Office 2010 (pur con la sua declinazione web), e neppure
Windows Azure: alla conferenza mondiale dei partner di Microsoft, per la
prima volta in un contesto così ufficiale e pubblico, l'azienda di Redmond non
ha fatto mistero del destino di Vista. Un destino cruento, che prevede la sua
eliminazione dal ricordo degli utenti e delle aziende che vivono dei prodotti di
BigM, soppiantato - questa è la speranza - da un Seven che sarà tutto quello che
il suo predecessore non è stato: un sistema operativo con molte novità
sul piano tecnologico, stabile, largamente compatibile e richiesto dalla
clientela.
Windows Vista non è stato tutto questo: i diversi manager, di ogni livello, che
si sono avvicendati al microfono, nelle varie chiacchierate e interviste di
questi giorni, non hanno fatto mistero degli errori compiuti e del fiasco. Vista
non è entrato nel cuore della clientela, l'attaccamento degli utenti a
XP è la dimostrazione del fatto che qualcosa non ha funzionato (oltre
che un problema sul piano finanziario): ci sono stati errori, lo ha ammesso lo
stesso Bill Veghte (un
pezzo
da novanta a Redmond) al cospetto di tutti i giornalisti europei,
soprattutto per l'approccio seguito nell'elaborazione (troppo lenta) e nel
lancio (senza un adeguato supporto dei partner commerciali di Microsoft, innanzi
tutto per quanto attiene le periferiche hardware fondamentali come le VGA) di
una delle più sfortunate versioni di Windows.
Quello che è successo a quel punto è che la crisi economica mondiale ha
complicato ulteriormente le cose: il normale turnover dell'hardware che
avviene in azienda e a casa dei consumatori si è improvvisamente arrestato,
i grafici degli analisti hanno subito una brusca picchiata per quanto attiene le
vendite. In un mercato in cui praticamente il sistema operativo è divenuto una
commodity, in cui Windows o Mac OSX (Linux in un certo senso fa eccezione) si
acquisiscono quasi esclusivamente con l'acquisto di un nuovo computer, Vista si
è gradualmente trasformato da rivoluzione in incubo: e i partner, coloro che
creano letteralmente il giro d'affari attorno ai prodotti Microsoft, ammettono
di aver avuto non pochi problemi a veicolare innovazione e crescita dovendo
restare agganciati ad hardware e software datato.
Oggi Microsoft tenta di giocare la carta del riscatto. I vari top-manager che si
sono avvicendati sul palco hanno posto l'accento sulla gran quantità di nuove
release di praticamente ogni prodotto targato Redmond: da Windows 7 a Office
2010, Azure, SharePoint, Dynamics, Windows Mobile, Windows Embedded, tutto verrà
rinnovato nel giro dei prossimi 6-12 mesi. L'auspicio è che la ripresa
economica, unita all'introduzione delle novità tecniche, invogli
all'acquisto: il messaggio comunicato ai partner è, più o meno,
"convincete i vostri clienti che è arrivato il momento di rinnovare".
Il problema di Microsoft è e rimane la percezione che il pubblico avrà
di questo messaggio: contrariamente a quanto si può pensare, la maggior
parte dei dipendenti di BigM non sono venditori assetati di sangue, bensì
normali impiegati che fanno del proprio meglio per sviluppare proposte
convincenti per i diversi settori di cui si occupano. Il problema, di nuovo, è
l'immagine che l'azienda proietta di sé. Sarà che i vincenti scatenano sempre
l'invidia di tutti, ma alcune tecnologie che potrebbero essere positive
garantendo anche un risparmio interessante sul piano economico vengono viste
come l'ennesima invasione di campo da parte di un gigante che cerca di
schiacciare tutti e di occupare ogni posto sulla scacchiera.
Microsoft è e resterà a lungo una grande software house, in effetti la più
grande che c'è in circolazione, con un portafoglio di prodotti che nessuno oggi
è in grado di eguagliare. Microsoft è l'azienda IT che investe di più in
assoluto in ricerca e sviluppo: quest'anno fiscale, l'anno peggiore dal 1929,
il totale di quanto verrà speso per l'innovazione raggiungerà i 9,5
miliardi di dollari. Una quantità di denaro impressionante che, sempre
nelle speranze di Redmond, dovrebbe garantire il successo per gli anni a venire.
Il business, in ogni caso, sta cambiando: BigM lo ha detto, lo ha ripetuto, e ha
intrapreso delle iniziative chiare per non restare legata ai vecchi cliché e ai
business che fino ad oggi sono stati remunerativi ma che potrebbero inaridirsi
anche nell'immediato futuro. Ai suo partner, presenti in massa alla
conferenza, Microsoft l'ha detto senza riserve: datevi una svegliata, veniteci
dietro, battetevi con i vostri e i nostri concorrenti per ottenere
sempre maggiori fette di mercato. Le conseguenze di questa "tenacia", così ha
definito Steve Ballmer l'approccio aggressivo e combattivo di BigM al mercato,
fino ad oggi ha permesso di guadagnare il 90 per cento del mercato dei sistemi
operativi e oltre la metà di quello dei browser: in futuro, chissà.
[fonte: Punto Informatico]
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