8/1/2009
- Google: “Gmail? Molto meglio su Chrome!”
Una nuova mossa di Google per favorire l’adozione del
proprio browser Web: stavolta tocca gli utenti di Internet Explorer 6 e viene
veicolata da Gmail. A riprova che Big G crede fermamente in Chrome.
Usate ancora Internet Explorer 6
per navigare e avete un account Gmail? Benissimo, non vi
meravigliate se - una volta caricata la pagina del servizio di posta di Google -
vi viene suggerito di “ricevere un Gmail più veloce”: il messaggio nella barra
dei menu non allude a modifiche di fondo, ma è un suggerimento neanche tanto
velato di mettere in pensione Explorer a favore di concorrenti quali Chrome e
Firefox 3 che, come recita il link al messaggio stesso, “sono due volte
più veloci” nell’eseguire Gmail.
Sta ovviamente all’utente seguire o meno il suggerimento. Che racchiude, forte e
chiaro, un messaggio di fondo: Big G non vuole ritagliare nel comparto dei
browser un ruolo da comparsa per la propria creatura, ma vuole
primeggiare. Come avviene, d’altronde, in svariati ambiti del Web.
Che Google stia spingendo sull’acceleratore è cosa assodata da più di un
decennio, diciamo da quando Sergej Brin e Larry Page decisero di dedicarsi in
quel di Stanford ad un progetto chiamato BackRub, che si
occupava di analizzare i vari link legati a un sito Web - nello specifico, i
back link, i collegamenti di ritorno - fornendone una mappatura e
stimandone l’importanza. Correva l’anno 1995 e, da allora, la crescita di Big G
non ha subito pressoché alcuna battuta d’arresto.
A dire il vero
qualche buco nell’acqua l’ha fatto anche Google, e in molti hanno pensato
che Chrome, il primo browser Web di Mountain View - insomma, diciamo il secondo,
visto che nella cittadina californiana ha sede anche
Mozilla
Foundation - potesse fare questa infausta fine dopo il
debutto a sorpresa, qualche
mese di torpore e il rilancio in grande stile con l’uscita della
prima versione stabile.
Big G sembra credere molto in Chrome, tanto da sollevare più di un dubbio sulla
durata del
finora felice matrimonio con Firefox e i browser di casa Mozilla: niente di
personale, è una questione di business e di spazi vitali da
conquistare. Ovvero, di quote di mercato: non è solo Firefox
nel mirino, ma anche - e forse soprattutto - il
golem di
Microsoft, Internet Explorer (che, giova ricordarlo, è pur sempre
usato dai quasi tre quarti degli internauti del mondo).
Quali sono le frecce nell’arco di Google? Semplice: quelle, a sfondo bianco e a
grafica minimale, che connotano in maniera univoca i propri servizi.
Ma all’insegna di quel “Don’t
be evil” che è il motto di Google stessa, e che si traduce in un consiglio
deciso ma non aggressivo ad oltranza: fino a settimana scorsa, il suggerimento
compariva anche agli utenti di Internet Explorer 7. Poi, la
scomparsa repentina: un po’ per “non essere (troppo) cattivi” e un po’ perché,
almeno inizialmente, è più facile erodere il 21% di quota di mercato ancora
detenuta da Explorer 6 che il 48% del suo successore. Questione di numeri, di
obsolescenza del software e di codice comportamentale, in rigoroso ordine
sparso.
Anche perché la scalata può avvenire su più fronti: Firefox,
per dirne una, non è più il browser di default del Google Pack
messo a punto
per i mercati anglosassoni. E non ci vogliono specifiche doti di
chiaroveggenza per indovinare quale sia il
browser offerto in alternativa da Big G.
[fonte: Mytech.it]
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